Per imparare a facilitare, bisogna entrare in acqua

Un metodo pratico per partire dall’esperienza e farne tesoro nell’imparare questo (e qualsiasi altro) mestiere.

April 26, 2024
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7 min read
due donne che ridono e lavorano intorno a un tavolo durante un workshop

Questo articolo fa parte della serie How we work (come lavoriamo). E’ disponibile anche in Inglese e in Spagnolo.

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Qualcuno ha mai imparato a nuotare leggendo un libro?

Riteniamo che la risposta condivisa sia: no, non è possibile imparare a nuotare senza entrare in acqua, sperimentare il galleggiamento e poi capire concretamente come avanzare.

È così in ogni sport e, in fondo, è un concetto semplice ed intuitivo ma poi, in tutti quegli ambiti dell’apprendimento che non coinvolgono così direttamente le capacità motorie, ci dimentichiamo di quanto l’esperienza diretta sia parte fondamentale del processo formativo.

Perchè partire dall’esperienza è rilevante per imparare, o migliorare, le competenze nell’arte della facilitazione? Che siate già dei facilitatori o vogliate capire in che modo la facilitazione possa aiutarvi nel vostro lavoro, partiamo da qui.

UN ASPETTO CARDINE DEL PROCESSO DI APPRENDIMENTO

L’apprendimento è il processo attraverso cui acquisiamo conoscenze, competenze, atteggiamenti e comportamenti nuovi, oppure modifichiamo quelli esistenti. E’ un’attività che ci coinvolge a più livelli e non può essere disgiunta dall’esperienza concreta, che tiene in considerazione il contesto e le relazioni con l’ambiente.

In molti hanno dedicato anni allo studio dei meccanismi attraverso i quali gli esseri umani imparano e alcuni di loro hanno riservato uno spazio importante nelle ricerche al ruolo dell’esperienza in questo contesto.

Credendo profondamente che l’apprendimento, per essere efficace, debba essere radicato nell’esperienza, abbiamo disegnato e sperimentato sul campo un metodo che è che è diventato il cuore delle esperienze in cui accompagniamo i praticanti nell’acquisizione di competenze: l’abbiamo chiamato il ciclo BEDT:

Questo modo di guardare alla formazione è nato molti anni fa in Cocoon Pro rispondendo prima di tutto alla necessità di evolvere le nostre competenze internamente. Proprio sperimentando i cicli BEDT nella pratica e sulla nostra pelle, abbiamo visto come l’alternarsi ritmico delle fasi e lo sviluppo armonico di un ciclo dopo l’altro, portino ad un’acquisizione delle competenze significativa, duratura ed efficace.

un gruppo di persone che lavora e facilita intorno a un tavolo

LE FASI DEL CICLO BEDT

Chi partecipa a esperienze formative che utilizzano i cicli BEDT, trova la struttura dei cicli tanto semplice quanto di grande impatto. Il BEDT funziona così bene perché ogni fase ha un’identità, un obiettivo e delle caratteristiche proprie molto precise. Ma partiamo dall’inizio.

B come Briefing

Il ciclo inizia da qui! Una domanda o una sfida concreta vengono proposte ai partecipanti al workshop. Incipit preciso, sintetico e ben strutturato. Pochi minuti per raccogliere le idee e si passa all’azione.

E come Experience

Adesso si entra nel vivo e si mettono le “mani in pasta”. L’obiettivo è rispondere alla domanda nel modo migliore possibile attingendo alle proprie competenze. Probabilmente il compito o la situazione ci metteranno in difficoltà perchè la domanda è sfidante o perchè accade qualcosa che smonta i nostri piani e ci dobbiamo “inventare un modo per uscirne”. Ma è proprio questo il cuore di questa fase: sperimentare e sperimentarsi in un situazione reale (e in uno spazio sicuro) per vivere concretamente e in prima persona che cosa significa raggiungere quell’obiettivo.

Non è importante fare le cose giuste, l’essenziale è vivere completamente l’esperienza, momenti di difficoltà compresi.

D come Debriefing

Si passa poi alla riflessione e questa parte si divide in due momenti. Prima c’è un giro di tavolo per lasciare spazio alla condivisione di come ciascuno si è sentito durante l’esperienza e poi si arriva al feedback, che restituisce da vari punti di vista l’immagine di che cosa è accaduto, mettendo l’accento sui momenti più significativi. Lo scopo è sottolineare ciò che ha funzionato particolarmente bene e quello che poteva esser fatto in maniera diversa. Non c’è mai un giudizio sulla persona, ciò che conta è l’esperienza e ricordare a se stessi e agli altri che entrambe le parti del feedback sono determinanti per rimandare, come farebbe uno specchio, un’immagine significativa ed utile.

T come Theory

Solo ora, alla fine del ciclo, vengono condivisi i presupposti teorici che sono alla base della sfida che ha dato il via a questo ciclo, insieme ai “consigli tecnici” che aiutano i partecipanti a capire come si poteva far fronte alla situazione senza incorrere — o affrontando in maniera migliore — le difficoltà emerse durante la pratica. Ma perchè tutto questo arriva solo alla fine?

Torniamo un attimo alla fase “Experience”.

Quando ci troviamo davanti ad una sfida, siamo chiamati a far affidamento su tutte le risorse che abbiamo per arrivare all’obiettivo. Raramente qualcuno ci spiega “come si fa” e questo è vero per qualsiasi cosa nella vita, non solo quando stiamo facilitando!

Praticare questa fase utlizzando le proprie competenze, anche in maniera creativa (e avremmo storie incredibili da raccontare a questo proposito), stimola l’apprendimento su più livelli, perchè porta in gioco quello che la persona conosce di quel tema a livello razionale ma anche tanto altro, come l’attitudine, l’atteggiamento e le emozioni.

Si impara molto in questa fase su se stessi e sul tema su cui si sta lavorando, proprio perchè non ci si appoggia solo su “quello che dicono i libri” ma si vive l’esperienza appieno da molteplici punti di vista.

I momenti di difficoltà che si incontrano, così come le intuizioni che portano, con orgoglio, ad un buon risultato, restano impresse anche a distanza di anni, perchè sono state sperimentate nella realtà. Ed è proprio appoggiandosi su questa vita vissuta che i presupposti teorici trovano terreno fertile su cui attecchire.

PERCHÈ IL CICLO BEDT FUNZIONA: BASI SCIENTIFICHE ED EVIDENZE DA APPLICAZIONI REALI

una matita su un foglio bianco con scritto il ciclo BEDT

Quando i concetti teorici si innestano nel tessuto delle esperienze vissute, rendono il sapere ancor più concreto e applicabile. A livello neurologico si producono effetti significativi che influenzano il modo in cui il cervello elabora le informazioni e acquisisce le competenze.

Parlando di modello esperienziale dell’apprendimento, non possiamo non citare Kurt Lewin che sottolinea, tra le altre cose, il valore della tensione che si crea tra esperienza e teoria e l’importanza di lavorare su questa tensione per generare un apprendimento migliore, così come John Dewey, che ha enfatizzato il ruolo del feedback nel ciclo dell’apprendimento (già presente nel modello di Lewin) e David Kolb che sostiene che la conoscenza sia frutto della trasformazione dell’esperienza.

Anche per Jean Piaget l’esperienza ha un ruolo centrale nel processo di apprendimento dei bambini che, attraverso l’interazione attiva con l’ambiente che li circonda, costruiscono la loro comprensione del mondo e sviluppano capacità cognitive sempre più sofisticate.

Questo testimonia che c’è molta ricerca scientifica dietro questi concetti. Per chiudere, riportiamo qui solo 3 punti, quelli per noi più rilevanti, che spiegano perché approcci come il cilco BEDT siano così efficaci nell’apprendimento e nell’evoluzione di nozioni e competenze.

1. L’apprendimento esperienziale stimola diverse parti del cervello coinvolte nella memoria, come l’ippocampo. L’esperienza pratica crea ricordi più vividi ed emotivamente significativi rispetto alla sola esperienza di ascolto o di lettura e, di conseguenza, è probabile che li ricorderemo più a lungo.

A distanza di anni, partecipanti ad esperienze come il Facilitation primer ci hanno detto che “quello che accade durante i cicli BEDT, non si dimentica più”. :)

2. L’esperienza pratica favorisce la creazione di connessioni sinaptiche tra i neuroni, che facilitano la formazione di reti neurali più solide. Quando viene poi presentata la teoria, il cervello è predisposto a collegare facilmente i nuovi concetti alle esperienze precedenti.

Questo porta in modo naturale la conversazione su quanto il movimento, la manualità e i giochi seri possano amplificare queste connessioni ma ne parleremo in un altro momento. Promesso!

3. L’apprendimento che passa per l’esperienza suscita un coinvolgimento emotivo più intenso rispetto ad una formazione puramente teorica e l’attivazione delle emozioni favorisce il rilascio di neurotrasmettitori come la dopamina che migliorano la memoria e aumentano la motivazione ad imparare.

QUINDI, ENTRIAMO IN ACQUA?

La struttura è chiara e come dicevamo prima, semplice. Ma è sufficiente mettere in fila le quattro fasi per imparare o per insegnare in maniera efficace una nuova competenza come la facilitazione?

Crediamo di no. Quello che abbiamo visto fare la differenza è vivere questi momenti al fianco di chi ha fatto la stessa strada prima di noi. Qualcuno che sappia disegnare una formazione in cui, attraverso più cicli BEDT successivi, sappia trasmetterci non solo quello che conosce del tema o della materia in questione ma, soprattutto, la sua esperienza concreta acquisita in anni di lavoro sul campo.

Vuoi sperimentare in prima persona che cosa vuol dire? Unisciti a noi in una delle prossime esperienze formative dedicate ad acquisire maestria nella facilitazione.

La prossima opportunità in programma è il 27 ottobre, online, con il Workshop Design Primer: una giornata dedicata a imparare come progettare workshop e sessioni di lavoro efficaci, che facciano vivere ai partecipanti esperienze ottimali.

Tutti i dettagli a questo link: https://cocoon-pro.com/it/mastery/facilitazione-workshop-design-primer/

Il ciclo BEDT ci invita a lasciarci guidare dall’azione per esplorare nuove sfide e diventare protagonisti del nostro apprendimento e non fruitori passivi della formazione.Quindi, ora tocca a noi. Entriamo in acqua e impariamo a nuotare? Ti aspettiamo!


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Questo articolo fa parte della serie How we work (come lavoriamo). E’ disponibile anche in Inglese e in Spagnolo.

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