L’uso di Dixit e Story Cubes a servizio di obiettivi lavorativi

Storie, tecniche e suggerimenti per ottenere risultati efficaci ed esperienze ottimali con questi giochi seri.

January 30, 2024
·
10 min read
Dixit e Story Cubes

Questo articolo fa parte della nostra serie di approfondimenti dedicati al mondo dei Serious Games.

Se vuoi ricevere aggiornamenti su questo e altri temi legati all’evoluzione del mondo del lavoro, iscriviti alla nostra newsletter qui: https://cocoon-pro.com/#subscribe

Per saperne di più, o coinvolgere la tua organizzazione in questo approccio, contattaci qui: https://cocoon-pro.com/get-in-touch/


Dopo averne testato l’efficacia per anni, su di noi e nei progetti con i nostri clienti, sappiamo quanto i giochi seri possano trasformare l’approccio tradizionale alla risoluzione di problemi, alla collaborazione e all’innovazione.

LEGO® SERIOUS PLAY® è tra i più conosciuti, ma non è affatto l’unico! Anzi, come abbiamo visto nell’articolo dedicato al Serious Games System, potenzialmente qualsiasi artefatto può diventare un gioco serio se utilizzato con l’aiuto di un framework adeguato.

Oggi vogliamo perciò continuare la nostra esplorazione nel mondo dei giochi seri con un affondo su altri due strumenti: le carte Dixit e i Rory’s Story® Cubes.

Ne abbiamo parlato con Alessandra Cianchettini, membro fondatore di Cocoon Pro, che nel suo percorso ha sviluppato una particolare passione e maestria nella facilitazione di questo tipo di strumenti. L’intenzione è stata raccogliere non soltanto gli aspetti tecnici e teorici, ma anche storie di applicazione reale e suggerimenti concreti per chiunque desideri iniziare ad utilizzarli nel proprio lavoro.

Partiamo dunque alla scoperta di Dixit e Story Cubes!

Story Cubes: lanciare i dadi per generare narrazioni creative

woman playing with story cubes

Gli Story Cubes sono set di 9 dadi progettati per stimolare la creatività e la narrazione. Ogni dado ha sei facce ognuna contenente un simbolo o un’immagine evocativa, sufficientemente generici da permettere molteplici interpretazioni e connessioni, stimolando così creatività e varietà nelle storie.

Creati dal designer irlandese Rory O’Connor nel 2008, dall’evoluzione di un’idea ludica precedente andata male (il Metacube), gli Story Cubes sono presto diventati un interessante alleato anche in ambito lavorativo, per far emergere conoscenze più profonde e creative di quanto la sola mente razionale possa generare.

Perché nove dadi? Non ci sono regole rigide nell’uso di uno strumento, ma in questo caso avere a disposizione nove dadi è utile perché possono essere facilmente divisi in tre gruppi di tre, proprio come le tre parti di una storia: un inizio, un mezzo e una fine.

Avere una buona quantità di dadi è utile anche per sfruttare la capacità della nostra mente di elaborare più informazioni alla volta e di creare collegamenti. Nel suo libro “Hare Brain, Tortoise Mind”, lo psicologo Guy Claxton suggerisce che la mente funziona meglio quando iniziamo a fidarci del nostro inconscio proprio per questo motivo. Ogni volta che lanci i nove Story Cubes, la tua mente percepisce ed elabora i pattern che si creano tra un dado e l’altro e inizia a stabilire connessioni tra di essi. Gli Story Cubes stimolano questo legame tra immagini e parole aiutandoci a raccontare storie significative.

Ma non è detto che vadano usati sempre tutti e nove assieme. Anche uno solo può essere sufficiente per far emergere scoperte e informazioni utili, come ci ha raccontato Alessandra a proposito di una retrospettiva di team che ha facilitato.

Tempo fa ho facilitato una retrospettiva con un team che voleva analizzare come era andato il primo semestre, per impostare al meglio la seconda parte dell’anno. Era una giornata intera in cui abbiamo lavorato con tante dinamiche e strumenti diversi, tra cui sia Dixit che Story Cubes. Non avevo anticipato loro quali strumenti avremmo usato, né quale sarebbe stato il flusso di lavoro e loro si sono affidati. Nel pomeriggio ho preso gli Story Cubes per fare un giro rapido di tavolo: volevo che li usassero per tirar fuori informazioni con cui lavorare dopo.

Ci sono diversi set di Story Cubes, quello generico e poi altri tematici. Per quell’occasione ho scelto il set “heroes” e ho chiesto loro di lanciare i dadi e sceglierne soltanto uno, senza pensarci troppo, per rispondere a questa domanda: “pensate ad un progetto che è andato particolarmente bene, qualcosa di sfidante che vi ha messo alla prova e che alla fine vi ha reso orgogliosi del vostro lavoro. Quale caratteristica del vostro team più delle altre ha fatto sì che la difficoltà si trasformasse in successo? Che super-potere avete quando lavorate insieme?”

La risposta di uno dei partecipanti ha innescato un “wow moment” di tutto il team perché quel dado, con quel significato che lui gli aveva appena attribuito, aveva dato un nome alla caratteristica che tutti sentivano presente nel team e che fa la differenza quando l’asticella della sfida si alza. Così, in pochissimo tempo, senza aver dato loro nessuna istruzione dettagliata, ma solo illustrando brevemente i dadi e confezionando una domanda significativa, sono emersi degli insight importanti che hanno informato le sessioni di lavoro successive.

A prescindere dalla dinamica e dallo scopo puntuale per cui vengono utilizzati, gli Story Cubes mettono le persone nella condizione di esprimere ciò che pensano e sentono sul tema con parole e significati che difficilmente potrebbero emergere solo pensandoci in modo razionale. I simboli del dado aiutano a dire “ah si ecco, è proprio questo che mi viene in mente se guardo quest’immagine! È proprio questo che penso su questo tema”. Ed è grazie a quelle scoperte che il singolo e il gruppo ottengono le informazioni utili a fare passi avanti significativi.

Che differenza c’è con le Dixit? Vediamolo di seguito.

Dixit: Carte evocative per attingere a intuizioni profonde

dixit card

Le Dixit sono dei set di 84 carte illustrate, volutamente metaforiche, create nel 2008 dal designer di giochi francese Jean-Louis Roubira. Nato come gioco da tavolo per stimolare narrazioni creative, anche questi set si prestano particolarmente bene per facilitare l’emersione di elementi utili ad affrontare sfide lavorative complesse.

La dinamica è sempre la stessa — porre una domanda significativa a cui i partecipanti rispondono scegliendo liberamente una o più carte — ma a differenza degli Story Cubes le immagini delle Dixit sono molto più elaborate e ricche di dettagli, consentendo a chi le usa di tirare fuori intuizioni più profonde e raffinate di quanto sia possibile fare con i dadi. Così come con ogni altro strumento, anche il modo in cui usare le Dixit varia a seconda del contesto e della domanda posta.

Per esempio, Alessandra una volta le ha utilizzate solo alla fine di una giornata di workshop con un gruppo di donne che stavano lavorando sullo sviluppo di una loro idea di business. L’intenzione era esplorare che cosa si portavano a casa dal percorso fatto, in modo più profondo e creativo di un semplice giro di tavolo.

“La fine di quella giornata è stata meravigliosa. Abbiamo cambiato stanza rispetto a dove avevamo lavorato fino a quel momento, abbiamo messo tutte le carte a terra, ci siamo tolte le scarpe e abbiamo iniziato a camminare tra le immagini. Le ragazze erano inizialmente sorprese perchè era la prima volta che vedevano le carte avendo utilizzato altri strumenti durante la giornata e io ho questa immagine impressa nella mente: il silenzio che cala nella stanza, le ragazze che iniziano a camminare, gli sguardi che si incrociano, loro che si chinano una alla volta, scelgono una carta e si rialzano. È stato come vederle cogliere dei semi da terra.

Poi ci siamo tutte sedute in cerchio e a turno ognuna, utilizzando come ispirazione l’immagine della carta che aveva scelto, ha condiviso che cosa portava a casa dalla giornata, mentre le altre erano in silenzio, in ascolto. Ci sono state un mix di concretezza e di emozione e sono sicura al 100% che nessuna di noi avrebbe detto le stesse cose senza quello strumento e quell’attimo di esperienza di gioco. E’ anche emerso in modo esplicito che affidandoci a quello che la carta ci suggeriva, in più di un’occasione abbiamo dato un nome ad un sentire e un sapere che erano dentro di noi ma dei quali non eravamo pienamente consapevoli.”

Con i giochi seri è infatti “la pancia” a guidare, Alessandra ci spiega. La nostra parte intuitiva è spesso sottovalutata o non ascoltata nelle situazioni lavorative, eppure è importante, perché é sede di informazioni preziose utili a prendere decisioni efficaci. A seconda del momento, della domanda, del flow e dell’obiettivo, la carta suggerisce pensieri diversi attingendo a quello che abbiamo dentro, che in quel momento facciamo emergere.

“Io ormai queste carte le conosco, alcune benissimo, le potrei quasi disegnare io, ma se le uso con una domanda potente mi dicono ogni volta cose nuove e vedo dettagli che prima non avevo notato.”

Quale strumento scegliere? Le differenze tra Dixit e Story Cubes

Un aspetto chiave emerso dalla conversazione con Alessandra è stato saper utilizzare lo strumento giusto quando è il momento opportuno. Quali sono quindi i contesti e scopi più opportuni per utilizzare questi strumenti?

In generale, possiamo dire che gli Story Cubes sono estremamente più portabili e per essere usati bene richiedono meno tempo rispetto, ad esempio, a LEGO® SERIOUS PLAY®, ma consentono di andare meno in profondità. Le carte Dixit sono altrettanto portabili e consentono esplorazioni più ricche rispetto agli Story Cubes.

Ma per rispondere nel dettaglio Alessandra chiarisce che occorre riflettere su che cosa vogliamo ottenere in ogni fase e quale sia lo strumento che meglio si presta allo scopo. Entriamo quindi nel campo della progettazione di un workshop.

Qui il ruolo del facilitatore è fondamentale nel guidare il processo e nel fare le scelte che più consentiranno a quel gruppo di sentirsi in uno spazio sicuro dove raggiungere i propri obiettivi.

“Abbiamo fatto un workshop poco prima di Natale con 100 persone, era la fine di un percorso di evoluzione dedicato a manager di un’azienda multinazionale . Avevamo solo due ore e ci hanno chiesto LEGO® SERIOUS PLAY® perché sanno che lavoriamo da tantissimi anni con questo strumento. Abbiamo spiegato loro perché, con quel vincolo di tempo, lo strumento ideale in realtà potevano essere le Dixit. Si sono fidati e i risultati ottenuti in sole due ore sono stati sorprendenti.

Qui abbiamo usato la narrazione abilitata dalle Dixit, in un primo momento per far emergere gli apprendimenti maturati in quell’esperienza come individui e come gruppo, per passare poi ad esplorare il loro ruolo di leader e a come tutto questo avrebbe avuto un impatto sui team che erano chiamati a guidare.”

Saper disegnare domande potenti per abilitare gli strumenti

Negli aneddoti raccontati da Alessandra emerge spesso il riferimento alle “domande potenti”. Se giocare seriamente presuppone che il facilitatore ponga una domanda e i partecipanti rispondano attraverso l’uso di uno strumento (Dixit, Story Cubes o qualsiasi altro), nessun gioco serio è dunque efficace se manca la progettazione delle domande più significative da porre alle persone, in relazione agli obiettivi che ciascun workshop si pone.

Ma non sarebbe sufficiente porre la domanda e basta? Perché fare leva su dadi, carte o mattoncini? Per Alessandra la differenza è sostanziale e risiede nella natura dell’essere umano, in come corpo e mente si relazionano, nelle diverse sfere cognitive che si attivano quando utilizziamo insieme le mani, il movimento e gli strumenti per raccontare delle storie. Quando la domanda è posta semplicemente attorno a un tavolo, senza l’ausilio di strumenti, spesso le persone tendono a rispondere in modo razionale, con ciò che già sanno, limitando la profondità dell’indagine.

Mentre l’utilizzo di strumenti nel contesto di un gioco serio comporta una dinamica diversa. Affidarsi a un elemento visivo o alla casualità, come il lancio di un dado, stimola una risposta più profonda, intuitiva e istintiva, oltre la sola razionalità.

“E’ stato bellissimo vedere una persona, in un workshop, prendere d’istinto una carta Dixit dove era raffigurata una pagoda in lontananza e un uomo che si faceva strada falciando l’erba con un’ascia in mano. Ha iniziato a raccontare la storia, parlando di come lui, esattamente come quella figura con l’ascia, si stesse dando da fare, di come la carta evocasse il suo combattere per arrivare nel posto dove voleva andare, riferendosi ad attività lavorative concrete. Ad un certo punto, da solo, si è appoggiato alla sedia, ha guardato bene la carta e ha detto: “ma io contro chi combatto? Non c’è nessuno davanti che mi impedisca di arrivare lì”. In quel momento ha compreso ed espresso ciò che sentiva e stava vivendo nel lavoro, in quel team. È stato un momento importante per lui e per i suoi colleghi e credo che questa cosa non l’avrebbe mai vista in maniera così chiara e potente senza la carta. Ci avrebbe raccontato solo la sua fatica per arrivare all’obiettivo.”

Imparare a Facilitare con maestria: Serious Game Systems e altre risorse online

Abbiamo visto come l’introduzione di questi strumenti nei contesti di lavoro vada oltre il semplice divertimento. Secondo Alessandra, se utilizzati correttamente i giochi seri possono diventare un ponte tra la razionalità e l’esperienza corporea, permettendo alle persone di accedere a informazioni profonde e spesso inespresse. E’ evidente come la maestria del facilitatore sia dunque essenziale.

“L’utilizzo di strumenti come Dixit e Story Cubes non crea solo un’esperienza divertente e diversa, ma consente di generare insight, stimolare la creatività, e favorire processi decisionali e di apprendimento. È un mondo, quello dei giochi seri, che può arricchire moltissimo sia il contesto lavorativo che quello personale. Esplorate e sperimentate. Potrebbe essere una chiave di volta sorprendente e inaspettata.

Ma è anche importante sottolineare che essere un facilitatore che utilizza i giochi seri richiede non solo conoscenza degli strumenti, ma anche una comprensione di cosa c’è alla base del loro utilizzo, del perché funzionano e come funzionano, di come neuroscienza, psicologia e teoria dei sistemi socio-tecnici, solo per citarne alcuni, siano le radici di quello che abbiamo raccontato fino a qui. L’abilità di formulare domande potenti e capire quando andare avanti e quando fermarsi è cruciale, poiché il gioco serio può toccare corde profonde e personali. La formazione continua e la condivisione di esperienze con altri facilitatori sono fondamentali per crescere in questo campo.”

Un punto di partenza in tal senso lo offre il Serious Games System, in quanto è nato proprio per offrire un framework ampio e flessibile che aiuti a discernere quale strumento è più adatto agli scopi da perseguire, nelle diverse fasi dell’esperienza, che per orientare come integrare con efficacia qualunque gioco si possa avere in mano, in qualsiasi situazione e contesto.

Vuoi imparare a facilitare i giochi seri con la metodologia SGS ed entrare a far parte di una comunità di pratica che sta crescendo insieme nell’uso di questi strumenti?

Abbiamo in programma un unico training per il 2024, a giugno, per un massimo di 15 persone. Per ricevere in anteprima informazioni all’apertura delle iscrizioni iscriviti senza impegno alla waiting list, qui: https://cocoon-pro.activehosted.com/f/77


Potrebbe interessarti leggere anche: “I giochi seri nel mondo del lavoro: il tuo punto di ingresso”


Questo articolo fa parte della nostra serie di approfondimenti dedicati al mondo dei Serious Games.

Se vuoi ricevere aggiornamenti su questo e altri temi legati all’evoluzione del mondo del lavoro, iscriviti alla nostra newsletter qui: https://cocoon-pro.com/#subscribe

Per saperne di più, o coinvolgere la tua organizzazione in questo approccio, contattaci qui: https://cocoon-pro.com/get-in-touch/

This is the account of our staff at Cocoon Pro. Wish to know who are the people in Cocoon curating our content production?Have a look at the people page on our website here. For any question or feedback we would be happy to hear from you! Reach out here: hello@cocoon-pro.com