Come le organizzazioni migliorano – parte 3

La pratica dell’Evolution Flow

April 26, 2024
·
3 min read
vigneto soleggiato con un grappolo di uva rossa matura in primo piano

Questo articolo fa parte della nostra serie How we work (come lavoriamo). È l’ultimo di tre articoli sull’Evolution Flow, ed è disponibile anche in inglese e in spagnolo. Puoi trovare il primo articolo qui e il secondo qui.

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COME FUNZIONA L’EVOLUTION FLOW

L’Evolution Flow è il cuore del modo in cui lavoriamo all’evoluzione dei sistemi umani in Cocoon Pro. Dopo aver visto nei precedenti articoli che cos’è e quali sono le sue radici, esploriamo ora come funziona nella pratica.

Accanto al Modello del Fiume e dello Spazio di Evoluzione troviamo un terzo elemento essenziale dell’Evolution Flow: il suo quadro di applicazione. Applicare l’Evolution Flow nel mondo reale è un viaggio iterativo, e si basa sulla ripetizione attenta di tre passi. Primo, disturbare il sistema umano, introducendo qualcosa che richieda un adattamento del sistema. Secondo, scoprire come il sistema lo digerisce, come reagisce in tutta la sua profondità. Terzo, indirizzare l’energia prodotta da questa variazione verso l’evoluzione desiderata, generando anche lo slancio per la prossima iterazione.

Questo lavoro iterativo di disturbo, scoperta e direzione, richiede la presenza cruciale delle persone del sistema. Sono loro a portare la saggezza unica del sistema e, contrariamente alla consueta “consulenza”, l’Evolution Flow non ha la presunzione di portare una risposta valida dall’esterno. Al contrario, esso abilita il sistema ad esprimere, comprendere e mobilitare se stesso. Per raggiungere questo obiettivo, fa leva su decenni di pratica del Whole Scale Change, utilizzando il concetto di microcosmo. In altre parole, ci occupiamo di coinvolgere persone abbastanza diverse da rappresentare la dimensione principale della diversità dell’intero sistema, in ogni iterazione e a qualsiasi scala.

La pratica dell’Evolution Flow, quindi, si alimenta dell’impegno della stessa organizzazione che vuole evolvere utilizzandolo. Senza questo sforzo, infatti, non si potrà mai verificare un’evoluzione reale e duratura. Per questo motivo, prima ancora di cominciare, facciamo in modo che il tipo di cambiamento per cui si ricorre all’Evolution Flow sia ritenuto molto importante, sia considerato fondamentale dal sistema o sottosistema che lo vuole realizzare.

Il percorso evolutivo di un sistema umano socio-tecnico è un flusso continuo, la cui velocità e le cui fasi sono emergenti e non possono essere conosciute in anticipo. È pericoloso chiamarlo “trasformazione”, come spesso si sente dire, perché ciò implicherebbe l’esistenza uno “Stato B” che ne segna la fine, mentre non è mai così. Avere esperienza, padroneggiare l’Evolution Flow, permette di prevedere l’ampiezza della fase evolutiva che un’organizzazione vuole attraversare, stimando così il tempo e lo sforzo che sarà necessario. Ma vendere un piano esatto di ciò che accadrà e di quanto tempo ci vorrà, equivale a mentire.

Nel quadro di applicazione dell’Evolution Flow, le abitudini hanno un’importanza cruciale. Infatti, introdurre le abitudini come “disturbo” permette all’intero sistema di avere il tempo di digerire e reagire alla variante introdotta, anche negli strati più profondi di cultura e persone. Le abitudini restano con il sistema giorno dopo giorno e, se opportunamente scelte e proposte, sono in grado di far evolvere il flusso completo del sistema, generando un’evoluzione coerente che permane, che nessuno può più togliere al sistema. L’Evolution Flow è il nostro modo di danzare con la bellezza di questa sfida.

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